Riflessioni sulla politica locale a cinque mesi dal voto

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A volte mi chiedo perché, nonostante ci metta tanta passione nella politica, poi non abbia mai partecipato attivamente più di tanto alla politica politicata.

Poi mi rispondo: perché la politica politicata non è, per me, Politica.

E ogni volta che mi sento chiamato a partecipare, che il mio senso civico mi tira per la giacca, le persone, le cose, le situazioni mi rimettono in moto un senso di montante pesante nausea.

Quello che io penso debba essere la Politica consiste nella risoluzione dei problemi cogenti e nella visione di un futuro prossimo. Io intendo Politica come analizzare e proporre soluzioni, escogitare vie d’uscita, sistemare pregressi precari e, contemporaneamente, guardare lontano, cercare di riuscire ad immaginarsi cosa il mio paese, con la p maiuscola e minuscola, potrà e dovrà diventare.

Forse tutto questo fa parte di quel bagaglio culturale o, se volete, distorsione professionale dell’architetto: analisi, sintesi e soluzione; restauro e progettazione.

A me la politica del Risiko fatta da conventicole autoreferenti ed autonominate, da pochi autoeletti che, solo per aver comprato una tessera di partito, si sentono autorizzati a spartirsi torte e pasticcini, poltrone e sedioline, senza preoccuparsi dei perché e dei percom,e mi da l’allergia.

Che ci posso fare? Non mi suscita entusiasmo ma un diffuso senso di malessere e una sensazione proprio di…schifo.

Ho il voltastomaco per la politica fatta da divisioni e non da condivisioni; è emetica, per me, la politica che parla di pacchetti di voti da spostarsi di qui o di lì e che, ogni volta, è puntualmente smentita. No vi dico poi quella che pensa solo ai risultati per gestire potere, sottogoverno, interessi e mettere le mani sulla città.

Mi pare logico puntualizzare che questi atteggiamenti non sono solo della politica di Centrodestra, che su questi interessi fonda le sue fortune dichiaratamente, ma sono anche della politica di Centrosinistra, che lo fa ma non lo vuole dire, ipocritamente.

In pratica: tra centrodestra e centrosinistra, a livelli di gestione, a livello di politici, la differenza è solo nell’ipocrisia. Poi il dente affonda uguale. Invece l’elettorato di centrosinistra è molto sensibile a queste cose, le rifiuta. Per questo il centrosinistra perde pezzi di elettorato continuamente. Mentre il costruttore abusivo, l’evasore trova conforto nella protezione centrodestrica, quello di centrosinistra prova disgusto dei sui referenti politici, dei suoi capintesta invischiati in affaracci e sottogoverno.

 

Vedo, sento, leggo, ascolto di gruppuscoli di persone che passano intere serate a discutere con chi e contro di chi allearsi, a chi farla pagare, come vendicarsi, cosa spartirsi. I classici cacciatori che vendono la pelle dell’orso prima di averlo ammazzato. Non mettendo in conto non solo che non ammazzino l’orso ma che anche l’orso li può ammazzare.

A me piacerebbe che la politica fosse Politica; che fosse democraticamente corale e partecipata, che si parlasse a tutti di idee e di progetti, di soluzioni, di programmi. Che per ogni difetto analizzato – se si analizzassero – ci fosse una soluzione. Mi piacerebbe che la città ed il territorio fossero visti come una risorsa da governare e valorizzare, non come un bottino da spartirsi e da sfruttare.

Mi piacerebbe ascoltare discorsi su come fare, sul futuro, sulle direzioni da intraprendere, sulle qualità da implementare e sulle negatività da scardinare.

Invece continuo a sentire discorsi di nomi e cognomi, di divisioni atomiche solo perché chi non riesce a discutere le sue idee fa prima a sbattere la porta che a lottare perché le sue idee ed istanze possano avere considerazione.

Delle due l’una: o i partiti sono cosche dedite alla gestione del potere e degli interessi inconfessabili di pochi, o sono delle palestre di cultura e civiltà. Se il primo caso è quello più reale, mi chiedo perché ci sia chi continui a vagare ramingo da un partito all’altro in cerca di ascolto o di considerazione ma sempre usando le stesse perverse liturgie e regole e non, invece, ci si ritrovi con altra gente ed altri metodi, ci si butti alle spalle le liturgie consunte e perverse della politichetta politicata e, con fare propositivo ed innovativo, si impegni per una nuova visione politica partecipata.

Invece tutti i giocatori appassionati del “Risiko del rosico”, del “Piccolo politico” o de “L’allegro partito” giocano con le vecchie regole e poi si lamentano che non ci siano novità.

In questo modo i giovani, i mitici Ggiovvani, sono sempre evocati ma ben tenuti a distanza, se non addirittura insultati e beffeggiati, quando osino portare aria nuova e idee nuove.

In questa maniera costì non se ne esce.

Non se ne esce se si pensa solo “a vincere”, persino alleandosi conto natura con il diavolo di ieri solo perché, in teoria, portatore di voti oggi. Non se ne esce perché la storia ci ha insegnato che le unioni raccogliticce non fanno durare le amministrazioni. Galatone, Gallipoli, Copertino, Galatina… sono esempi inconfutabili di premorienza da eterogenee aggregazioni elettorali.

E’ veramente diabolico chi è stato scalzato da questo genere di cose e continua ad errare su questa strada fallimentare. L’intelligenza è imparare dai propri errori. Chi non impara è cretino. E non mi voglio far governare da un cretino, se permettete. Vorrei che mi governasse uno migliore di me. Non penso di chiedere troppo.

A me non interessa il “nome del sindaco”, mi interessa quello che ci si propone di fare e il metodo che si intende applicare; e poi, al limite,  mi interesse la squadra, non l’allenatore. Un allenatore, buono che fosse, non potrà disputare un buon campionato con una squadra raccogliticcia di brocchi ed una società al fallimento.

 

L’esperienza dei navigati in politica serve, serve a livello culturale, serve a livello burocratico. Ma se siamo arrivati dove siamo bisognerà pure dire, come il bambino del “Il re è nudo”, che chi ha governato fin qui ha fallito ed è un fallito.

L’ho detto.

Opra iti mesciu tasci.

Sindaci rottamati anzitempo, responsabili di partito che hanno visto i loro eletti diminuire a precipizio, governanti che hanno portato il paese allo sfascio ed allo scatafascio politico, civile, urbano, economico e perfino morale, bocciati plurimi a tutte le elezioni, non possono proporsi come detentori del “sapere politico”.

Al massimo come esempi. Negativi.

Chi ha passato la sua carriera politica a disunire vada a raccogliere cicorine nei campi, si trovi un altro hobby, faccia falegnameria con altre seghe che non siano quelle mentali. Sarà più produttivo.

Passi indietro ne dovrebbero fare tanti ed in tanti.

Se non hanno la dignità di farli,  stiano pure là a godersi il loro meritato insuccesso. E chi li smuove?!

Bisognerà, allora, trovare strade nuove, comuni, partecipate, condivise. Bisognerà che i cittadini si ritrovino fuori dai partiti o pseudo tali.

Si aprano spazi dove si parli di analisi e soluzioni.

Non certo di alleanze e divisioni.

Bisognerà smarcarsi da questi placcaggi asfissianti e andare per altre strade.

Ignorare le mummie, gli “attakkati alla poltrona”, e creare nuove prospettive.

Per fare questo servono forze vergini, nuove, propositive e propulsive.

Gli scheletri e i vecchi merletti, con i loro arsenici, lasciamoli nell’armadio di un passato prossimo inglorioso e bastardo.

NOVITA!

Per i ricilabili c’è solo la differenziata.

Io voglio una Galatone giovane e libera.

C’è la capacità si rimettere insieme tutta la società civile ed i partiti su basi paritetiche basate sulle idee e fuori dalle consunte regole di questo gioco al massacro?

Se la possibilità ci fosse si percorra, altrimenti al diavolo tutti i partiti e i loro lacchè e si faccia qualcosa di veramente innovativo e produttivo che possa suscitare speranze ed emozioni.

L’alternativa è solo la morte della democrazia tramite l’assenteismo.

Meditate, gente. Meditate!

(Giovani: il futuro è vostro. Occhio!)

 

About giusepperesta

Pensieri e parole, errori ed omissioni di un sopravvisuto al secolo scorso. "Seduto o non seduto faccio sempre la mia parte con l'anima in riserva ed il cuore che non parte" (F. De Gregori) Il mio motto? "dico quello che penso e penso quello che dico"........ Edgar Lee Masters: “DORCAS GUSTINE” Non ero amato da quelli del villaggio, ma tutto perché non avevo peli sulla lingua, e affrontavo chi m'insultava con una protesta diretta, senza nascondere o nutrire segreti rancori o rammarichi. E' molto lodato il gesto di quel ragazzo spartano, che nascose il lupo sotto il mantello, e si lasciò divorare, senza un lamento. E' più coraggioso, credo, strapparsi il lupo di dosso e combatterlo apertamente, magari per strada, tra polvere e urla di dolore. La lingua sarà forse un organo ribelle - ma il silenzio avvelena l'anima. Mi biasimi chi vuole - io sono contento. ______Indicazioni ai sensi e per gli effetti della legge 7 marzo 2001, n. 62: Il curatore del blog declina ogni responsabilità di qualsivoglia natura. Le notizie riportate provengono da altri siti sparsi per la rete, e dai normali organi d'informazione, persino da quelli Mediaset. I testi vengono redatti da soggetti evidentemente incapaci di intendere e di volere, prova ne sia il fatto che qualche volta hanno votato per la DC. "Nel caso le foto siano coperte da copyright o siano di proprietà e non pubblicabili, segnalatemi la cosa e provvederò ad eliminarle." "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO Articolo 19 Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

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