Difetti percepiti? Parlare forte e chiaro
I

l mio difetto è stato sempre quello di parlare forte e chiaro. Così come quello di ritenere che prima di muovere critiche agli altri bisogna fare esercizio paziente di autocritica (che non vuol dire essere santi e vergini, ma che ci si deve considerare con le proprie ombre e le proprie pallide luci). Anche perché – sono fermamente convinto da oltre mezzo secolo d’esperienza – che la verità non è mai una, e tanto meno la ragione. Perciò in tutti questi anni di blog e articoli, in questi anni di assunzione di responsabilità con lo scripta manent, sono riuscito a collezionare più musi lunghi dalle mie parti che nelle parti altrui.
Per questo lusso ho sempre pagato è per questo non sono riuscito a fare carriere strabilianti con incarichi stabilizzanti presso enti vari; ottenibili, pare, solo con colpi alternati al cerchio ed alla botte, usando a turno, e con sollecita e bilanciata discernita, carote e bastone.
Già tocca nnasci cu siervi messa; figuratevi quanto sia più difficile cambiare rito o, addirittura, religione!
Figuriamoci senza maturare i tempi di una conversione almeno plausibile, poi.
Immaginati quanto mi sembrino affidabili i globetrotters di idee e partiti, gli oggiquidomanilà dell’occasione, del saldo elettorale. Quelli che un attimo prima di una elezione, o un attimo dopo, si spostano da una parte all’altra pur di trovare spazi alla propria presenzialità.
Guardarsi prima dentro e poi nello specchio e non provare ripulsa; non confezionarsi finti alibi mi pare impagabile da tutto l’oro del mondo. Altro che carta di credito!
Sì, va be’, qualcuno aduso a cambiare opinione alla Fregoli ha messo in giro la storia che solo il cretino non cambia opinione. Di fronte alle prove è veramente da stupidi non cambiare opinione. Chi lo nega.
Ma quando le opinioni si cambiano con la velocità dei bonifici bancari o dei tornaconti personali penso che non si tratta più di stupidità ma di scaltra furbizia interessata. E la scaltrezza e la furbizia non sono mai sinonimo di intelligenza, ma bagaglio di chi si trova a dover supplire l’intelligenza.
Dice: ma Darwin ha detto che l’evoluzione si ottiene con l’adattamento. Immagino parlasse di cose di animali, di adattamento all’ambiente. Forse persino di adattamento sociale e economico. Non credo certo che parlasse di cose etiche, di visioni della vita, immagino. Non me lo so proprio figurare Darwin moralista. Ma il furbo riesce a far passare considerazioni eto-antropologico-ambientali persino per filosofie morali. Qualche sprovveduto che ci caschi si trova sempre.
In giro c’è chi va cercando scudi da esporre, dietro ai quali ripararsi per trescare a piacimento. Nell’epoca della fine della cosiddetta Prima Repubblica (di fatto mai finita), quando l’indecenza dei partiti venne fuori dietro i colpi assestati a Tangentopoli (quando tutti quelli che oggi sono diventati garantisti pro domo propria erano forcaioli e lanciatori di monetine) si dette fondo a quella che, con una locuzione ambigua, si cominciò a chiamare “SOCIETA’ CIVILE”. Qualcosa che doveva essere poco militare o militante, se ne concludeva, e in contrapposizione lessicale con un’altra presumibile SOCIETA’ INCIVILE annidata negli organismi dei partiti.
L’epoca della società civile, forse, ha portato ben più guasti dell’altra. Prima ti tutto chi, provenendo dalla non militanza, non si è saputo adattare ai perversi riti partitocratici e di intrallazzo sottogovernativo o se ne è andato a gambe levate o è stato enucleato e buttato fuori. Basterebbe ricordarsi alcuni ministri, esperti, passionari e presidenti di camera e senato del primo governo Berlusconi: spariti dalla politica di prima pagina. Nel nostro microcosmo, d’altronde, i rimasti in politica dei componenti della lista di Galatone Progressista del 1994 si contano sulle dita di una mano.
Seconda cosa: chi è provenuto dalla non militanza già provveduto di pelliccia sullo stomaco si è sostituito ai politici esperti e colti e coltivati con un’arroganza senza fine peggiorando la già bassa sostanza etica. In più, a scarso di preparazione giuridica, economica e sociopolitica, ha cominciato un’opera di demolizione del Sistema veloce e irresponsabile, facendo passare dalla persecuzione degli interessi collettivi con un occhio a quelli privati, alla persecuzione di soli interessi privati e di clan, cosca, casta o cricca, che dir si voglia, spacciati per interessi collettivi.
Questo peggioramento del livello sostanziale della politica ha fatto sì che il divario, il gap o, come si direbbe oggi, lo spread tra la politica spoliticata e la società civile, l’elettorato, è divaricato enormemente.
Così si cerca di rimediare molte volte facendo operazioni di facciata.
Ma per farle occorre anche trovare chi si presta a giochetti strani, a fare l’uomo di paglia.
Così chi, per anni, mi ha rinfacciato di “non espormi” (tipico linguaggio mafioso) direttamente, chi mi ha accusato di fare il predicatore stilita, quando si è prodotto nella consueta provocazione – Però se tu fossi disposto a presentarti…- e si è sentito rispondere – Sì! Sono disposto ….- è sparito improvvisamente dall’orizzonte non facendosi più vedere e sentire nemmeno in codici binari. Come volevasi dimostrare! Perché la prima obiezione impacciata al mio provocatorio –Sì – è stata – Ma dovresti essere più elastico…- Di fronte a tutti i problemi di questa scellerata comunità la cosa principale è la mia “elasticità”!!! Alla faccia della legge di Hooke!
Che significa tutto ciò? Che chi manovra dietro le quinte o sul boccascena ha bisogno di interpreti ai quali far recitare copioni già scritti. Ci sono autori in cerca di personaggi.
Allora?
Allora io propongo di ribaltare i tavoli. Smetterla di giocare a patrunu e sotta, basta con le invitanze e le obbligazioni, basta con le femmineprene, con gli indicibili interessi, i piatti giustati, gli uomini di paglia, gli intrallazzi egli apparentamenti per gli appartamenti… e via ad una nuova Galatone Libera.
Dove i politici e i partiti che non vogliano più questo status quo, i cittadini liberi pieni di responsabilità e buona volontà, si rivolgano direttamente non alle ammuffite ed esautorate “segreterie” ma solo e solamente agli elettori, ai galatonesi stufi e annoiati, proponendo analisi, idee, progetti, soluzioni.
Senza assi nella manica, bari e jolly pigliatutto.
Solo giovani motivati e preparati che ascoltino chi ha vissuto di più e chi ne sa un po’ di più, ma che trasformino le esperienze in entusiasmi e propulsione.
O così o solamente la solita noia, untuosa, paralizzante e malevola.
Più chiaro di così!
“Ho paura che un giorno, dopo esserci tanto mancati, ci chiederemo se potevamo fare qualcosa concretamente,
invece di mancarci senza fare niente.”
(G.Carcasi)
“Galatone ha abbastanza per le necessità di tutti ma non per l’avidità di pochi.” (parafrasando Gandhi)